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Nel 2025 l’American Thyroid Association ha aggiornato le linee guida per la gestione del carcinoma tiroideo differenziato, introducendo un cambio di prospettiva importante: meno trattamenti aggressivi di default, più attenzione al profilo di rischio individuale del paziente.

L’obiettivo delle nuove linee guida è ridurre i trattamenti inutilmente aggressivi e personalizzare la cura in base al reale rischio del paziente. Un cambiamento significativo per una patologia che, nella sua forma più frequente — il carcinoma papillare — ha quasi sempre una prognosi molto favorevole se diagnosticata per tempo, e che negli anni precedenti era spesso trattata con interventi più estesi del necessario.

Uno dei punti più rilevanti riguarda i microcarcinomi papillari, cioè le forme tumorali di dimensione inferiore al centimetro. Per i microcarcinomi papillari intratiroidei e senza linfonodi sospetti, le nuove linee guida confermano la possibilità di scegliere la sorveglianza attiva con controlli periodici, anziché procedere direttamente all’intervento chirurgico. Una scelta che, in casi selezionati, consente di evitare un’operazione e la terapia sostitutiva a vita che ne deriva.

Cambia anche l’approccio alla stratificazione del rischio: oggi conta molto identificare chi ha davvero bisogno di essere operato e chi può essere semplicemente osservato, e in casi selezionati i test molecolari sull’agoaspirato aiutano a definire meglio il rischio del nodulo.

Nella pratica clinica, questo si traduce in percorsi più differenziati e conversazioni più articolate tra medico e paziente — perché la decisione terapeutica non è più quasi mai automatica, ma dipende dalle caratteristiche specifiche della lesione, dall’età, dalla storia clinica e, non ultimo, dalle preferenze di chi ha ricevuto la diagnosi.