Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Sintomi, diagnosi e trattamento

La tiroide regola il metabolismo attraverso la produzione di due ormoni, T3 e T4, governati dall’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide. Quando questo equilibrio si rompe e la ghiandola produce ormoni in eccesso, si parla di ipertiroidismo: un’accelerazione di tutti i processi metabolici dell’organismo, dal battito cardiaco al consumo energetico.

Le cause più frequenti richiedono inquadramenti diversi tra loro. Il morbo di Graves-Basedow, la forma più comune, è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario produce anticorpi (TRAb) che stimolano in modo continuo la tiroide. Il gozzo multinodulare tossico e l’adenoma tossico derivano invece da noduli che diventano “autonomi” e secernono ormoni indipendentemente dal controllo ipofisario. Esiste poi un capitolo diverso, quello delle tiroiditi (subacuta, post-partum, silente), che provocano un rilascio transitorio di ormoni già immagazzinati nella ghiandola: in questi casi si parla più correttamente di tireotossicosi, non di vero ipertiroidismo, e la distinzione cambia completamente l’approccio terapeutico.

 

drdariogenovesi-ipertiroidismo3
dott_genovesi_Ipertiroidismo4

Quando è consigliato fare una visita

È utile rivolgersi allo specialista in presenza di sintomi persistenti riconducibili a un’attività tiroidea eccessiva, oppure quando gli esami del sangue mostrano un TSH basso o non dosabile. Anche un gozzo visibile o palpabile, un nodulo tiroideo già noto, o una storia familiare di malattie autoimmuni della tiroide sono buoni motivi per approfondire. Nei pazienti più anziani, un ipertiroidismo anche lieve può manifestarsi soprattutto con aritmie cardiache, come la fibrillazione atriale, più che con i classici sintomi da iperattività: per questo una valutazione tempestiva è particolarmente importante in questa fascia di età.

Come si manifesta

Il quadro clinico dell’ipertiroidismo coinvolge praticamente tutto l’organismo, perché ogni tessuto risente dell’eccesso di ormoni tiroidei in circolo. Il segno più tipico è una perdita di peso che si presenta anche in presenza di un appetito normale o aumentato, accompagnata da un metabolismo che lavora a ritmi più alti del dovuto. Sul piano cardiovascolare possono comparire tachicardia e palpitazioni, e nei casi più severi aritmie come la fibrillazione atriale, soprattutto nei pazienti più anziani. Spesso il sistema nervoso ne risente con nervosismo, irritabilità e un tremore fine alle mani, mentre la termoregolazione si altera causando sudorazione eccessiva e scarsa tolleranza al caldo. Anche il sonno tende a peggiorare, in parallelo a una stanchezza di fondo che convive, paradossalmente, con una sensazione di agitazione costante. Nel morbo di Graves, la forma più comune, possono aggiungersi segni oculari come retrazione palpebrale, occhi sporgenti o secchezza, insieme a un gozzo diffuso e visibile al collo. Se la condizione non viene trattata per un periodo prolungato, può inoltre favorire una progressiva perdita di densità ossea, con un aumento del rischio di osteoporosi — un aspetto che seguo con particolare attenzione nelle pazienti in menopausa.

Come posso aiutarti

La prima visita comprende un’anamnesi dettagliata, un esame obiettivo della tiroide e un’ecografia con valutazione della vascolarizzazione, che già da sola fornisce indicazioni importanti sulla causa del disturbo. In base al quadro clinico, prescrivo gli esami di laboratorio necessari (TSH, FT3, FT4 e, quando indicato, anticorpi anti-TRAb e anti-TPO) e, nei casi in cui sia utile distinguere tra le diverse forme di ipertiroidismo, una scintigrafia tiroidea: l’esame mostra come la ghiandola capta il tracciante e permette di differenziare, ad esempio, un morbo di Graves da un nodulo tossico o da una tiroidite.

La terapia viene definita in base alla causa identificata. Nelle forme da iperfunzione vera si parte generalmente da farmaci antitiroidei, spesso associati a beta-bloccanti per controllare i sintomi legati all’accelerazione del battito cardiaco. Quando la terapia farmacologica non è sufficiente, o per scelta del paziente, valuto insieme a lui l’indicazione alla terapia radiometabolica con iodio-131: un trattamento che conosco a fondo per la mia formazione in medicina nucleare, capace di risolvere in modo definitivo molte forme di ipertiroidismo evitando l’intervento chirurgico, riservato invece a casi selezionati.

Una volta impostata la terapia, il monitoraggio è parte integrante del percorso: ripeto gli esami di funzione tiroidea a intervalli regolari per verificare che i valori si stabilizzino e adatto il dosaggio in base alla risposta. Nei pazienti trattati con radioiodio, il controllo nel tempo serve anche a individuare precocemente un eventuale ipotiroidismo post-terapeutico, evenienza frequente e facilmente gestibile con una terapia sostitutiva.